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RICOMINCIO DA ZETA

26-08-07 - categoria Mal di Gol

Serie A, eccoci di nuovo. Per noi  napoletani il calcio è tutto. E’ l’Alfa e l’Omega. La A e la Zeta. Gli estremi si toccano, e perciò gli ultimi arrivati, gli azzurri, saranno i primi.

Se ci dovessimo riuscire, lo dovremo all’ultima lettera dell’alfabeto: la Zeta. Quest ’anno, il primo a fare sfracelli, nel calcio che conta almeno un po’: quello della Coppa Italia, è stato Ezequiel Lavezzi: l’argentino che di Z ce ne ha tre, una nel nome e due nel cognome.  

Zeta: ventunesima ed ultima lettera dell’alfabeto italiano, ventiseiesima (ma sempre ultima) dell’alfabeto inglese. La Zeta è stata sempre bistrattata, non senza motivo:  perché sta sempre in fondo, dopo  tutte le altre lettere, in qualsiasi elenco, compreso quello telefonico: per lo scarso numero di parole che cominciano per lei (cioè per zeta), e per lo scarso valore intrinseco di queste parole: sia in italiano (zavorra, zotico, zimbello) che in napoletano (zuzzuso, zelluso, zammaro). La parola più conosciuta tra quelle che iniziano  per Zeta è zero: e abbiamo detto tutto.

E’ pur vero che, zitta zitta, la Zeta ha sempre l’ultima parola (del vocabolario):  peccato però che sia “zuzzurellone”, che vuol dire “ragazzo ormai cresciuto, ma infantile nel modo di comportarsi”. In sostanza, uno zero assoluto.

Nel calcio la Zeta è Zamora: che stava sì dietro a tutti, ma non faceva passare nessuno. Nel Napoli la stessa cosa la faceva Zoff, e oggi la fa Iezzo. Un po’ più avanti, ma sempre dietro: in difesa, prima c’era    Zurlini, e oggi Domizzi. E non è un caso che l’ultimo acquisto del Napoli (almeno per ora) abbia dentro la Zeta : Z(alay)eta.

Con tante Zeta in campo, almeno lo Zero a Zero dovrebbe essere assicurato.

Non che la Zeta ci abbia sempre portato bene: Zdenek Zeman nel nome ce ne aveva due, e quell’anno sappiamo com’è finita.

Altre suggestioni ci offre la Zeta : la mitologia ci racconta che Zete, “alato e velocissimo”, era il fratello di Calai(!), ed insieme a Giasone andarono a prendersi il Vello d’oro. Un’impresa difficile come uno scudetto. Come non riconoscere in Zete (plurale di Zeta) il tri-zetato Lavezzi, in tandem con Calai(ò)?

Morale della favola (perché di questo si tratta): grazie alla Zeta forse potremo realizzare un sogno.

Ma la Zeta è anche un segno: il segno di Zorro. Dietro questo soprannome (e dietro la mascherina nera) si celava un uomo dal nome mitico, e per noi profetico: Don Diego de la Vega.

Per gli amici, semplicemente Diego.

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