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Livorno, son lontani i tempi belli:
ti restano i gemelli Filippini,
ma ti tradì – partendo – Lucarelli.
Ora hai De Vezze, che stregò Mancini.

Troppo poco; e smarristi il tuo sorriso.
Nella città che fu di Modigliani
a far cattivo gioco c’è Loviso,
con Amelia, Tavano, e con Bogdani.

Tristan ci sta, però gli manca Isotta:
perciò, quando s’inizia  la partita,
lo sai, Livorno, che sarà una lotta:
una lotta serrata per la vita.

Il Napoli comincia a testa bassa
manovrando con Hamsik e Gargano,
ma nell’area amaranto non si passa.
Per due volte Domizzi: da lontano,

poi con una diabolica spizzata,
ma il portiere dal nome femminile
-Amelia!- spicca un balzo: ed è parata,
eseguita con  classe, in bello stile.

Più bravi di rimessa, in contropiede
son gli allievi di Reja, è cosa nota,
e anche stasera, in campo, lo si vede.
Bogliacino rincorre la pelota,

ma sol di rado innesca Zalayeta,
che alla fine va fuori, ed entra Sosa.
Non si mischi la lana con la seta:
col Pampa in campo, è tutta un’altra cosa!

In un baleno si trasforma il gioco,
e in pochi istanti s’allontana il peggio:
dapprima un palo, poi fuori di poco,
e palla in rete, a cinque dal pareggio.

Per raggiungere il vertice: la cima,
di punti ce ne  occorre soltant’uno:
un gap che colmeremo quanto prima.
Non sei secondo, Napoli, a nessuno!

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