NON DIR QUATTRO SE NON L’HAI NEL SACCO
30-10-07 - categoria Mal di Gol Roma-Napoli 4-4. Un pari esaltante (almeno per noi).
“Pari” ha quattro lettere. E altrettante ne ha il suo doppio (4-4): otto.
In un servizio televisivo di qualche anno fa, un giovane delinquente napoletano raccontava i tormenti provati al “domicilio quattro”.
Alludeva naturalmente al “domicilio coatto”. Il suo errore diventa comprensibile (ma non meno comico) se si tiene presente che in napoletano “quattro si dice “quatto”. Parola foneticamente assai vicina a “coatto”.
A Roma, tradizionale luogo di provenienza dei “coatti”, il tifoso partenopeo è stato trattato come tale: “costretto” (da “coactus”, participio passato del verbo “cogère”) a non entrare all’Olimpico.
Qualche tifoso azzurro, però, quatto quatto (sempre da cogère: “che si costringe a stare basso, per nascondersi”) è riuscito a penetrare nello stadio. E per ben quattro volte ha rivelato la sua presenza esultando rumorosamente.
“Quatto” e “quattro” in napoletano sono dei falsi amici: del primo abbiamo già ricordato l’etimologia, mente il secondo viene dal latino “quattuor”.
Numero strano, il quattro. In senso linguistico, e non matematico, lo si potrebbe definire un numero relativo: a volte significa “poco”, a volte “molto”. Se non moltissimo. Fare quattro passi allude a una passeggiata modesta; quattro salti, a un trattenimento alla buona. Chi guadagna quattro soldi è – diciamolo – un morto di fame. E uno spettacolo al quale assistono quattro gatti (che magari fanno pure quattro chiacchiere fra di loro) è un completo fallimento.
Al contrario, se gridi una cosa ai quattro venti, la stai dicendo a tutti; i quattro punti cardinali esauriscono ogni esigenza di orientamento, e per un anno intero sono sufficienti quattro stagioni. Con quattro operazioni si va dovunque (anche all’altro mondo, qualche volta); che sarà comunque il paradiso, se si saranno praticate con costanza le quattro virtù cardinali.
Affermare “a quello lì gliene ho dette quattro” significa avergliene dette molte di più, e fare il diavolo a quattro si commenta da sé. Un disegnatore sportivo che abbia appena disegnato il Milan potrebbe sostenere di aver fatto il Diavolo A4.
Ecco una battuta pessima: da quattro. Ed è qui che il quattro vira nuovamente verso il basso. A scuola il quattro è un voto decisamente negativo, ben lontano da quel sei che rappresenta la sufficienza: quell’aurea mediocritas che spesso viene considerata peggiore del peggio, cioè meno desiderabile di un quattro.
Forse la parola che meglio riassume la relatività del quattro è “quattrino”.
Il quattrino è una piccola moneta di rame, presente in quasi tutti i sistemi di monetazione italiani per ben 600 anni; dal XIII al XIX secolo. Per vedersi poi svalutato: il quattrino, che allora valeva ben quattro denari, oggi è infatti diventato sinonimo di denaro. Al singolare.
Contro la Roma il Napoli è partito in quarta (una marcia che si mette solo quando si viaggia a velocità sostenuta) sia nel primo che nel secondo tempo. E alla fine, dopo una lotta senza quartiere, ha agguantato il pari. Un tempo le città erano divise in quattro zone, identificate dai quattro punti cardinali: una lotta senza quartiere era perciò una lotta totale, senza punti di riferimento. I calciatori romanisti hanno passato un brutto quarto d’ora: ma siccome era l’ultimo della partita, non sono riusciti a portarsi di nuovo in vantaggio. Al gol di Zalayeta, i pochi che si sono trovati in strada in una Napoli deserta hanno sentito tanti piccoli boati provenire dalle case. Grandi appartamenti, o “quartini” che fossero (il quartino, anticamente una misura del vino – la quarta parte del litro – a Napoli, per corrispondenza matematica, significa “appartamentino”). Erano i tifosi napoletani che urlavano a squarciagola davanti al televisore.
Squarciare (come squartare) deriva de ex-quartus: spaccare in quattro parti. Se non avessimo pareggiato, ci saremmo “inquartati”. Ci saremmo cioè arrabbiati moltissimo. Tanto da essere capaci di spaccare qualcosa in-quattro.
Nel calcio oggi il quattro significa poco. Sul campo, i numeri non sono più quelli di una volta: sulla schiena ognuno si mette quello che gli pare.
Invece ieri il numero quattro era invariabilmente affidato al mediano destro. Un “faticatore”: uno che canta e porta la croce. Ed è proprio la croce, coi suoi quattro bracci, il simbolo che il numero quattro esprime.
Secondo la numerologia il quattro, come tutti i numeri pari, è un numero Yin: un numero “femminile”. La sua energia circola dal basso verso l’alto, come un mucchio di pietre che aumenta piano piano, al contrario di quanto accade per i numeri yang: dispari, e maschili, la cui energia circola dall’alto in basso, come pietre che rotolano dalla cima.
Il quattro, il numero espresso dal Napoli nella trasferta di Roma, rappresenta insomma il lavoro umile, la concretezza, l’applicazione che dà sempre i suoi frutti. Col rischio di una certa pedanteria: ma non ci metteremo a spaccare un capello in quattro. E’ il momento di fermarsi. Anche perché, in quattro e quattr’otto, sarà qui la Juventus.












