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ACCOSTAMENTI

25-11-07 - categoria Mal di Gol

Il calcio è un gioco di squadra. Un gioco che cambia  continuamente, perché le squadre non fanno  che cambiare. Da un anno all’altro (ormai quasi da un mese all’altro) gli organici si trasformano, in meglio o in peggio, a seconda della borsa dei presidenti e dell’abilità dei direttori tecnici.
Oltre agli evidenti aspetti calcistici, il tourbillon dei giocatori  possiede dei risvolti linguistici imprevedibili. E godibilissimi.
Quando – alla fine degli anni settanta – allo stadio di Vicenza, il Menti, si giocava una delle tante “partite della verità”, i biancorossi di casa potevano stare tranquilli: la loro area di rigore era presidiata  dalla   coppia 
Secondini-Prestanti.

Tra il 75 e il 78 il Vicenza schierava inoltre  Faloppa e Filippi.
Restiamo in  Veneto. In anni più vicini, l’Hellas Verona, così chiamata ai primi del novecento in omaggio all’antica Grecia, non ha saputo resistere alla tentazione di schierare sia Greco che Italiano.  I fraseggi tra i due (Italiano-Greco, Greco-Italiano) mostravano senza ombra di dubbio che per affermarsi il Verona non puntava sulla tradizione, ma sulla traduzione.  
Abbinamenti linguistici che valgono un abbonamento; ma spesso fugaci, pronti a svanire da un giorno all’altro, con la cessione di uno dei due estremi. E perciò da cogliere al volo, o quanto meno di controbalzo.
Nella sola stagione 2001-2002 il Barcellona ha schierato Coco e Cocu (come dire Cip e Ciop, se nel calciatore olandese l’accento non cadesse sulla u).
Pare che la Curia abbia diffidato la squadra del Rimini, proprietaria del cartellino del difensore Porchia, dall’ingaggiare il centrocampista Madonna. La TV la guardano anche i bambini, povere anime.
Gli argentini Esteban Cambiasso e Nicolas Burdisso sono ormai molto noti, e i loro cognomi non fanno più sensazione. Ma quando arrivarono insieme all’Inter, nel 2004, a Milano cominciò a circolare lo slogan “Con Cambiasso e Burdisso, a San Siro 2 fisso”. Uno slogan che, buon per loro, non si è rivelato profetico.
Là dove non arrivano le squadre di club ci pensa la Nazionale. Alla fine degli anni ottanta, quando il grande Salvatore Bagni lanciava in area il centravanti azzurro di allora, il telecronista non poteva esimersi da uno stentoreo “Bagni per Signori”; espressione che in altre occasioni, in accordo con la minore caratura tecnica del destinatario del passaggio, diventava un più dimesso “Bagni per Selvaggi”.
L’11 settembre del 2007, nel secondo tempo di Albania-Italia under 21, risultato finale 0-1, chi scrive ha potuto ascoltare, al momento di una sostituzione azzurra, un indimenticabile “Acquafresca per Pozzi”.
Ora che le feste incombono, i torinisti possono contare su Natali-Sereni. E avendo anche Motta, non gli mancherà nemmeno il panettone. Tutti gli altri italiani si ricordino che i regali calcistici il CT della Nazionale ce li ha già fatti in anticipo, mettendo in campo il giocatore che avrebbe realizzato la doppietta che ci ha fatto battere l’Ucraina per 2-1. Per dirla chiara: Dona doni di Natale.
Certi accoppiamenti sembrano studiati a tavolino, come uno schema d’ allenamento. Visti gli ottimi risultati che sta ottenendo la Fiorentina,  non sembra  un caso che i viola abbiano in rosa (sic) Potenza e Pazienza.
Poi ci sono gli accostamenti che non ci sono. Per ora: ma ci potrebbero essere domani. Il Venezia è attualmente in C1, e l’Atalanta in A, ma non è detto che non si possa prima poi leggere (o ascoltare): “Dopo uno scontro Collauto è stato soccorso da Carrozzieri”.
Certi collegamenti bisogna saperli leggere tra le righe. Del pentagramma. Le note della Tosca ci spiegano perché il Milan dovrà stare attento col Genoa, se i grifoni decidessero di non schierare il portiere titolare:

Lo sanno tutti,
i colti
e i sempliciotti:
Scarpi (h)a
partita vinta,
contro Ancelotti.

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