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E’ triste, amici miei, doverlo dire:
se la speranza è l’ultima a morire,
noi morimmo ad inizio di ripresa.
Dopo la sosta, grande era l’attesa:
il Milan vittorioso ovunque, in giro
per il mondo, però non a San Siro,
con davanti Kakà, Ronaldo e Pato:
un attacco stellare, mai schierato.
Appesantito e  flaccido è Ronaldo:
grassoccio sì, però col piede caldo,
voglioso di segnare, di far centro.
Al quarto d’ora, il giallo: è fuori o dentro?
L’arbitro dice: è gol, e poi si vede.
Il Napoli barcolla, ma non cede:
gioca aperto, ed il Milan non la scampa,
visto che poco dopo segna  il Pampa.
Corre, il Napoli: s’agita, s’impegna,
ma è così: c’è chi sogna, e c’è chi segna.
Pato tira,  due volte para Iezzo,
ma paga la respinta a caro prezzo,
chè Seedorf –nero fulmine- s’avventa.
Però la furia azzurra non è spenta:
sotto la nostra maglia batte un cuore.
Atterrano Lavezzi, ed è rigore:
segna Domizzi, e poi tutti al riposo.
E’ un Napoli assai più che dignitoso,
che tiene il campo senza alcun problema.
Ma ci attende, in agguato, l’anatema
che ci vuole sconfitti su al Meazza.
Il colpo che ci abbatte, che ci spiazza
ci cala addosso in meno di un minuto.
Napoli bella, è fatta! Ti saluto!
Crolla il morale, cede anche la rabbia,
e il Napoli si scioglie come sabbia.
Come la nebbia, al Napoli succede:
che quando c’è, a Milano, non si vede,
come dicevano Totò e Peppino.
Più tardi s’infortuna Bogliacino,
e perderemo pure lo slovacco.
Finisce cinque a due. Non è uno smacco,
ma certo peggio non poteva andare.
Non è il modo migliore di tornare…

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