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Tre mesi e rotti: centocinque giorni
d’assenza. E’ dunque giusto che ritorni
a farsi riassaggiare, la Vittoria.
Se n’era perso il gusto, e la memoria.
Poiché, tra squadre mosce e squadre toste
in tante ci batterono le croste,
stasera, che incontriamo la Migliore
la paura ci fa tremare il cuore.
C’è l’Inter, lo squadrone di Mourinho,
di punti e gloria cofanetto e scrigno:
la Number One, ovver la Beneamata.
Qua si profila un’altra bastonata…
Invece il ciuccio scalcia, raglia e morde,
e ben presto il Biscione va alle corde.
Ibra dormicchia, senza far sfracelli:
Santacroce sballotta Balotelli
e affonda il tackle suo come nel burro:
l’azzurro è nero, l’altro è nero-azzurro.
Segnare? Quello no: per fare centro
ci vuol qualcuno che la metta dentro.
Pesante, piedidolci (che tormento!)
sempre marcato, di riflessi lento:
Denis, sempre di meno ti sopporto.
Carro armato? Macchè: carro da morto!
Perciò, quanto a segnare, aspetta e spera.
Ma ad un tratto ci pensa la Pantera,
che scaglia nella porta una sassata.
Per Giulio Cesare è una pugnalata,
come la prima che gli diede Bruto:
perdesti, capolista! Ti saluto!

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