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Non è Totonno: è Fabio ‘e Quagliarella.
Lui no, non si lamenta, non è triste:
“a sciorta”, ca te scassa ‘o bancariello
è un’invenzione assurda, non esiste.

“Che so fare? Un istante, e ve lo spiego”.
Da centrocampo, in un baleno, spara
(quasi) imitando il leggendario Diego
e il catanese roditor Mascara.

Traversa! Il gol non è arrivato ancora?
Credetegli: è questione di minuti.
E così, dopo appena un quarto d’ora,
bye bye, Livorno. Ciao, tanti saluti.

Amaranto, per voi si mette male:
questo viaggio nel sud ha un gusto amaro.
Con una grande azione personale
ha già fatto il secondo, Marekiaro.

Ci abbracciamo, balliamo: azzurri, è fatta,
il risultato è chiuso in cassaforte.
Invece in loro qualche cosa scatta,
e i labronici arrivano alle porte.

Ok, teniamo il carro sulla scesa,
ragazzi: la vittoria è qui, sicura:
ma come sempre, sbanda la difesa,
vede le streghe, incespica, ha paura.

Com’è finita? Lo sapete, come:
ci ha salvato la nostra buona stella,
che ha (finalmente!) un nome ed un cognome;
naturalmente, Fabio Quagliarella!

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