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A volte – è vero o no? – si ha l’impressione
che il tempo più non scorra; che non passi.
Ebbene, avemmo questa sensazione
precisa, qui, sul prato di Marassi.

Napoli mio, sei come un anno fa:
una copia conforma, tale e quale,
privo di nerbo e personalità:
così, che si perdesse, era fatale.

Niente scuse: non vale alibi alcuno
per concluder “perciò fummo sconfitti”:
se si perde così, per quattro a uno,
si deve stare solamente zitti.

Inutile affermar che Tagliavento
ne abbia azzeccata, forse, una su venti:
che (non vi sembri cinico, il commento)
dovrebbe stare tra gli ipovedenti.

Comunque: Campagnaro era in vantaggio,
e uscir doveva, Morgan il Pirata,
come a Palermo (equivoco con Maggio):
alla fine, hanno fatto la frittata.

Non porta punti, no, la contumelia,
ma l’uno a due ci colse troppo presto.
Settanta metri e più, il lancio d’Amelia,
e fu il Napoli, a diventare Mesto.

Dopo quest’altra, tragica batosta
in terra di Liguria, presidente,
avanziamo una semplice proposta:
visto che là non combiniamo niente

per l’anno nuovo: sì, quello venturo
i tre punti, li prendano in partenza.
Di queste umiliazioni, son sicuro
che sarà meglio, se faremo senza!

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