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Napoli, e il nostro Napoli, si sa
vivevano da mesi tempi grami:
ma calmi, se si pensa allo tsunami
che ieri si abbattè sulla città.

Forse è la parolina “presidente”
che dona gran carisma, e grande piglio:
che presiedano il Napoli, o il Consiglio,
non arretrano mai davanti a niente.
Il nostro presidente è sveglio, e svelto.
Convinto ormai, da alcune settimane,
che le cose finivano a puttane,
Aurelio è intervenuto: ha agito, ha scelto.

“Marino è troppo vecchio(!), ed andrà via.
Da troppo tempo sbaglia, segna il passo:
si è fatto lento, pigro, troppo grasso,
perciò non ce lo voglio, in casa mia.

Donadoni? Nemmeno lo volevo:
non gli avrei, l’anno scorso, dato spazio.
Quest’anno, appena nato, è già uno strazio:
ha più punti di noi perfino il Chievo!

Troppo decisionista, troppo zelo?
Trovare soluzioni è il mio mestiere.
Dice il pubblico: Aurè, facci godere,
e quel che vuole il pubblico è vangelo.

Ora vi dico quello che ho nel cuore:
visto che gli altri lo hanno fatto male,
sarò io, il direttore generale,
e forse, farò pur l’allenatore.

E – state attenti – posso anche giocare:
se penso a quel che fanno i miei attaccanti,
sotto porta del tutto latitanti,
anche io ci riesco, a non segnare!”

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