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Certe cose, è lampante, stanno scritte.
Non nelle stelle, no: nelle parole.
Nei cognomi ci sono le sconfitte
e le vittorie: è chiaro come il sole.

Da molto tempo già s’era scoperto:
nel cognome del vecchio allenatore
che di nome faceva (e fa!) Roberto
si nascondeva un uomo di gran cuore.

Donadoni era un buono senza uguali
per tutto l’anno, non solo a Natale.
Uno che dona-doni: fa regali
piace a tutti: però finisce male.

Cominciammo a Palermo, giù, in trasferta,
a donar punti ai grandi ed ai piccini:
la nostra borsa stava sempre aperta.
Quindici giorni fa, i capitolini

ricevettero  l’ultimo regalo.
Allora è intervenuto il Presidente,
che ha detto: “Donadò, ti fermi al palo.
Da quest’oggi non donerai più niente!”

Ha fatto bene, il grande produttore,
o ha combinato solo un gran casino
liquidando così, in quarantott’ore
il cupo bergamasco e il buon Marino?

C’azzeccò. Scelse lui, Walter Mazzarri,
perché Aurelio ragiona, e non è un pazzo:
non poteva commetterne, di ‘nzarri,
perché l’inizio di “Mazzarri” è “Mazz”(o).

Pensar che la fortuna non esista:
che crederci è un insulto, una vergogna,
non lo può certo dire, chi l’ha vista
la partita fra il Napoli e il Bologna.

Solo innanzi alla porta, quel Di Vaio
ci fosse stato ancora l’altro (lui!),
ce l’avrebbe di certo fatto, il guaio
e noi vivremmo ancora giorni bui.

Tempo scaduto: da Lavezzi a Maggio
e inaspettata arriva la vittoria.
Un po’ di culo (e un poco di coraggio!)
ed i salmi si sono sciolti in gloria.

Pochi secondi ancora, e il match finisce.
Cominciare così, già non è poco;
fischia l’arbitro, e il pubblico impazzisce.
Ora, col  “Mazz”, arriva pure il gioco?

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