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L’anima non  si sa che cosa sia.
Uno ci crede, un altro non ci crede.
Per qualcuno è un miraggio, un’alchimia,
ma quando c’è, si nota: la si vede.

Di Napoli possiamo dire tutto:
è un luogo senza legge né decoro,
che diventa ogni giorno un po’ più brutto:
poco legalità, niente lavoro.
Ma l’anima – e non è una novità –
mai ci mancò: l’abbiamo sempre avuta.
Un’anima che è un po’ anima/lità,
calda e vibrante, cialtronesca e arguta.

Anche il Napoli, un tempo, ce l’aveva,
ma adesso è quasi un anno  che ci manca.
Quando la circostanza richiedeva
di gettarla sul campo, all’arma bianca,

l’abbiam cercata: ma non si è trovata.
Invano si è bussato alla sua porta:
era flebile e fioca, un po’ smorzata,
un’animella spenta, mezza morta.

L’ebbero, invece, quelli della Roma.
Quando, in svantaggio, erano quasi cotti
sfiduciati e impotenti, come in coma
s’è risvegliata in lui; Francesco Totti,

della sua squadra il cuore, il punto fermo.
Ilary sorrideva al suo Pupone:
il Blasi nostro invece è giù a Palermo,
e si è portato dietro la passione.

Il Presidente ha detto:  “Andate piano:
questo nuovo quinquennio è un vero fiasco.
La situazione la riprendo in mano”.
Core  napulitano, o bergamasco?

Questa storia possiede una morale.
La volete sapere? Favorite.
Napoli, attento, che finisce male:
quann (all’anememammeta!) te scite?

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