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Uno studio recente ha rivelato
che piange in tanti modi, il neonato.
Bene: la stessa cosa si può dire
quando invece è il momento di gioire.
E’ impressionante quello che fa Inzaghi
(che giocherebbe anche se non lo paghi):
le braccia aperte, e l’occhio spiritato
corre sul campo come un invasato.
Tanti campioni, dunque tanti stili
c’è l’urlo di Tardelli, molti chili
e – sembra ieri- , ormai tanti anni fa,
che nella storia sempre resterà.
Senza lasciarsi andare a grida e salti,
Batistuta sparava sugli spalti:
e quante volte il dardo suo incoccò
a Napoli, il “senese” Calaiò!
Il più elegante nella gioia è Maggio,
che dopo il gol s’inchina, a mo’di paggio.
Forse, umilmente, senza spocchia alcuna
ringrazia la Vittoria, o la Fortuna:
in ogni caso, la sua buona stella.
Duplice, nel tripudio, Quagliarella:
segnato il primo gol, rimane zitto,
a segnalar l’interno suo conflitto.
In questo modo tu, figlio di Stabia,
sfogavi – col silenzio – la tua rabbia?
“Ho fatto gol, però non ho esultato:
il rapporto con gli altri è resettato”.
A questo punto, i conti sono pari:
segnato il gol-partita contro il Bari,
ti sei sciolto, ti sei lasciato andare.
Quaglia bella, è così che devi fare!

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