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Intrecciata è la sorte dei fratelli,
pure se non si tratta di gemelli.
Il destino non fu di certo avaro
con loro: Fabio e Paolo Cannavaro.
A entrambi ha fatto dei gran bei regali,
però non suddivisi in parti uguali.
Fabio, più piccolino e più scattante
di gioie ce ne ha sempre avute tante:
capitano nell’ultimo mondiale,
il più presente della Nazionale,
e – forse è questo il suo capolavoro –
da difensore, un gran pallone d’oro.
Paolo così importante non è stato:
in Nazionale non ha mai giocato,
e pure se si è sempre fatto il mazzo,
in carriera non ha mai vinto un …..
Più alto, e più armonioso del fratello,
ma meno accattivante, meno bello,
pareva, dall’inizio, destinato
a rimanere nell’anonimato.
Noi tutti dicevamo, all’occasione:
“Ecco il fratello scarso del campione!”
Poi, col tempo, il destino si è invertito:
se Fabio, un dì, da Napoli è partito,
Paolo, il fratellino, c’è tornato.
In mezzo a noi non sempre fu apprezzato:
anche qui – sono strane le persone –
visse nell’ombra di quel paragone.
“E’ rozzo, non ha tecnica, ed è lento…”
L’anno scorso è scoppiato il malcontento.
Lui, non sapendo più che cosa fare,
sta quasi per decidersi a lasciare,
ma una voce gli dice: “Dai, resisti!”
Oggi sono un ricordo, i giorni tristi:
e col Catania, Paolo Cannavaro
spingendosi in avanti, da corsaro
bagna in azzurro la sua serie A.
Qui, Paolo, per te: tre volte urrah!

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