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Era tutto previsto, tutto scritto.
Se non ci sono le motivazioni,
anche se in campo hai undici campioni
fatalmente soccombi; esci sconfitto.

La Samp puntava dritta al quarto posto,
noi già seduti, in tutta calma, al sesto:
i conti, amici miei, si fanno  presto.
Della tranquillità pagammo il costo,

senza passare per dei pellegrini:
non era certo quella della vita,
eppure la giocammo, la partita,
col nostro orgoglio, che non ha confini.  

In molte circostanze è apparso un mostro
Cassano, il blucerchiato nato a Bari,
per quelle sue giocate senza pari.
Ci  piacerebbe almeno fosse nostro

lui, quell’altro fenomeno: Pazzini,
che segna, e fa dei gesti con le dita.
Ora che la stagione è ormai finita,
compralo, Aurè!, (riscatta anche Mannini…).

Se ne andò pure questo campionato:
a lungo in lotta per i primi posti,
azzurri, foste sempre freschi e tosti,
e ci donaste più di un risultato.

I più belli, per essere sinceri
(anche se equivalenti, come mossa
al tiro a segno sulla Croce Rossa)
furon batter due volte i bianconeri.

Vabbè: non si va in Coppa dei Campioni,
però stavolta abbiamo preceduto
- cosa che raramente c’è accaduto –
i fantasmi di Alberto Zaccheroni!

Non ce la fa, la Roma. Ed i pensieri
di combine:  di incentivi per il Siena
(chi pensa queste cose, mi fa pena)
oggi non sono quelli ch’eran-ieri.

E dunque, onore all’Inter di Moratti,
grande tifoso, grande petroliere.
Ai tedeschi non fatela vedere
(la Coppa): e ne saremo soddisfatti!

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