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Il Poeta, sapete ch’è facondo:
che la sua vena è ricca, oltre che varia.
Ma stavolta è perplesso, gira in tondo,
e la penna riman sospesa in aria.

Di questo strano incontro, cosa dire?
Lui, se potesse, non direbbe niente:
in fondo, c’è ben poco da chiarire.
Ma qualche cosa in più vuole la gente,

e dunque, che il cervello si lambicchi.
Qui siamo programmati per il poco:
perciò, se ci si dice “Siete ricchi!”,
ci confondiamo, e ci s’inceppa il gioco.

“Secondi, ma che bravi!” E in un secondo
va tutto quanto a farsi benedire.
Dov’è  la voglia di spaccare il mondo,
di braccare i rivali, di stupire?

In campo c’è una squadra senza voglia:
sarà forse che manca lo slovacco,
ma la manovra è disadorna e spoglia:
dei viola a lungo si rimane in scacco.

Il Principito, povero, ci tenta,
ma non raggiunge certo la sua meta.
Il pubblico, malvagio, lo tormenta:
“Tu al posto delle esse c’hai le zeta!”

In pochi in rotta tengono la nave:
son certamente grandi Cannavaro,
Grava (ma il suo infortunio appare grave),
ed è più che discreto Campagnaro.

Lavezzi qualche palla l’ha toccata,
ma più che azzurro, lo si è visto grigio;
pure Cavani non è in gran serata
(anche perché si gioca al pomeriggio…)

Vabbè: ci s’accontenti del pareggio.
Queste partite strane, nate storte,
in molti casi vanno a finir peggio.
Ma nun se fà accussì, mannaggia ‘a morte!

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