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Questa non è sfortuna: è malaciorta.
E’ passato un po’ meno di un minuto
che già il Verona l’ha infilata in porta.
Vabbuò: Napoli bello, sei fottuto.

Già lo sappiamo quel che verrà dopo:
gli scaligeri indietro, chiusi a riccio,
a giocar come il gatto con il topo,
e il topo siamo noi: ma che pasticcio!

E invece no. La squadra stringe i denti,
anzi no, li digrigna: è un’altra cosa.
Non siamo, come sempre, tanto lenti….
Pareggiamo: e il futuro è un po’ più rosa.

Nella ripresa poi si va in vantaggio!
Un altro gol di Marek, gran slovacco,
che delle antiche doti mostra un saggio.
E’ fatta? No: il Verona ci fa il pacco….

E’ davvero un calvario senza fine;
abbiamo, dietro, troppi giocatori
che giocano alle belle statuine.
Finiti nelle calze, i nostri cuori.

Non abbiamo più voglia di guardare:
quando gli errori son sempre gli stessi
non ci rimane niente più da fare
se non gridare: “Che maneata ‘e fessi!”

Chi è convinto che il Napoli sia morto
ha ragione. Però non resta al palo:
pochi minuti ancora, ed è risorto,
perché si sveglia il mitico Gonzalo.

Tre gol, i primi tre del campionato:
Higuaìn, vivaddio!, togliesti il tappo,
che ti teneva chiuso, imbottigliato.
Ti vogliamo così: spavaldo e guappo!

Di rigiocare non vediamo l’ora.
Di m…. se n’è già ingoiata tanta:
mercoledì si vuol godere ancora.
Andiamo a strapazzare l’Atalanta!

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